La nostra giornata musicale è iniziata ieri pomeriggio alle 18 con un sorpendente concerto di Marc Ribot al Morlacchi. Veramente molto bello il suo set, tiratissimo e pieno di energia, con atmosfere continuamente in movimento. Da momenti quasi free fatti di piani sovrapposti di squarci sonori, a momenti apparentemente punk rock caratterizzati da chitarre distorte lanciate in assoli ululanti, e poi ancora a momenti bellissimi fatti di tuffi nella musica cubana seguiti da lenti blues in sei ottavi. A fare da collante la ritmica potente e precisa di Deantoni Parks alla batteria e soprattutto il suono sbilenco e cattivo della chitarra di Ribot, notevole anche conme cantante, spreciso ma molto emozionante. Alle 21 al Santa Giuliana, pienissimo in ogni ordine di posti, iniziava il suo show James Brown. Circondato da una solida band, rigorosamente in divisa, con belle e brave coriste e ballerine, il vecchio leone ha mostrato di avere ancora molte frecce al suo arco. E se lo smalto e la freschezza degli inizi sono purtroppo spariti, restano l' esperienza e la bravura a compensare ampiamente. Senza contare il fatto che la sua musica è famosa e contiene un plus di ballabilità e di energia che la rende immediatamente appetibile. L' amore del pubblico per questa icona della black music ha fatto il resto e così James Brown ha salutato l' arena sull' onda ancora una volta di un grande successo.
A mezzanotte un vero quintetto stellare con Kurt Rosenwinkel alla chitarra, Brad Mehldau al piano, Joshua Redman al tenore, Larry Grenadier al basso e Al Jackson alla batteria salutava un Morlacchi stracolmo di pubblico. Grandi le aspettative con questi nomi, aspettative però purtroppo in parte deluse. Se individualmente i cinque non hanno certo suonato al di sotto delle loro possibilità, l' insieme suonava però un po' confuso e privo di incisività. Forse a penalizzare il risultato è stato il repertorio, tutto tratto dal song book di Rosenwinkel, noto per eccellere soprattutto in situazioni di trio, in cui il suono fluido della sua chitarra e le successioni di note molto "pensate" dei suoi soli hanno maggiormente modo di emergere. E neppure alcuni bellissimi soli di Mehldau e di Redman hanno saputo salvare il risultato finale, che è stato certamente di alto livello, ma privo di quegli spunti di eccellenza che era lecito aspettarsi.
Intanto oggi il festival si conclude con una vera festa in musica, nel giro di poche ore si aspettano: Uri Caine, Paolo Fresu, Wayne Shorter, Herbie
Hancock, Hiromi, Rosario Giuliani, Nicola Conte... è proprio vero che tutti i salmi finiscono in gloria anche quelli jazz.