La nostra giornata di venerdì è iniziata a mezzogiorno quando il bravo
chitarrista Bebo Ferra si è presentato sul palco del Morlacchi, in
compagnia di un quintetto di musicisti di grande spessore tra cui
Poalino Dalla Porta al c.basso, il sorprendente Roberto Dani alla
batteria, ma soprattutto Maria Pia De Vito alla voce e Javier Girotto al
soprano. Quasi tutto fatto di brani originali, il repertorio del gruppo
ha mostrato sia il buon livello di capacità compositive raggiunto dalla
stesso Ferra, sia le belle espressività dei solisti perfettamente a loro
agio nel linguaggio aperto e solare proposto dal gruppo, caratterizzato
da un altissimo livello di interplay e sostenuto dal batterismo
leggerissimo ma molto propulsivo di Dani.
Alle 18 sempre al Morlacchi, pieno in ogni ordine di posti, nuovo
splendido appuntamento con Michel Portal, che ha terminato il suo
impegno con il festival suonando in duo con Richard Galliano. Per certi
aspetti i due sono la massima espressione della via francese ala jazz
moderno, il primo sempre in bilico tra improvvisazioni molto libere e
musica classica anche contemporanea, il secondo invece alternando il suo
impegno tra jazz anche tradizionale e il miglior tango. Entrambi
straordinari musicisti hanno dato un concerto tutto giocato sulla
leggerezza soave del suono e sulla poetica dello scambio delle parti,
con Portal che si è alternato tra i clarinetti il soprano e il
bandoneon. Particolarmente suggestive queste ultime soluzioni, con la
fisarmonica di Galliano che saltava con estrema agilità tra ruoli di
accompagnamento e solistici. Alle 21 al santa Giuliana sale sul palco l’
attesissimo Michael Bublè, che debuttava a Perugia alla testa di una
grande band formata tutta da giovani e simpatici musicisti.
Contrariamente ad altri casi di giovani cantanti molto sostenuti dagli
apparati di comunicazione delle case discografiche, Bublè ha mostrato di
avere buone capacità e sincero amore per quel linguaggio swing che sta
tornando prepotentemente in auge in questi ultimi tempi. Certo il
paragone con Sinatra, di cui canta alcuni brani famosi, è ingeneroso, il
Sinatra che tutti amiamo era all’ apice della carriera e con uno
spessore umano che un giovane di soli 23 anni non può certamente avere.
Però Bublè è già un interprete più che buono, ha una bella voce, sicura
e calda, sul palco dimostra di avere stoffa, umiltà e molta musicalità e
in lui si intravede quindi il potenziale per poter crescere. E quando
termina il suo set con una My Funny Valentine cantata alla fine senza
microfono il pubblico, molto del quale era fatto di giovani e
giovanissimi, che lo amano molto, (altro fatto da non sottovalutare) gli
ha decretato un pieno e meritatissimo succeso. Pochi minuti di attesa e
poi davanti al pubblico letteralmente con il fiato sospeso saliva sul
palco una vera leggenda del nostro tempo, Burt Bacharach. Accompagnato
da un gruppo straordinario di musicsti di altissimo livello tra i quali
spiccavano tre cantanti veramente di altissimo livello, il bravissimo
compositore e pianista ha sciorinato una lunga serie di brani
famosissimi tutti da lui composti, brani grazie ai quali è considerato
uno dei più grandi compositori viventi, l’ unico forse che sia riuscito
a dare la dignità di grande forma d’ arte alla musica popolare americana
di oggi. Eleganza e raffinatezza sono i sostantivi che meglio descrivono
lo show. Una perfezione formale che vestiva materiale sonoro di
primissimo piano, melodie ed armonie ricche e piene, arrangiamenti
sempre interessanti, interpretazioni e spunti solistici di primissimo
piano, e su tutto la figura carismatica di Bacharach che guidava il
palco con mano al contempo sicura e leggera, con quella tranquillità che
viene dalla frequentazione assidua delle molteplici espressioni della
musica. Molta la commozione tra il pubblico, formato anche da persone
che nelle sue melodie si identificano o a cui legano particolari episodi
della propria vita e ovviamente grandissimo il succeso della serata,
salutata come un vero e proprio evento possibilmente da ripetere con
continuità. Tutti i salmi finiscono in gloria e a terminare un venerdì
musicalmente da leoni, eccoci ancora una volta al Morlacchi, dove a
mezzanotte, iniziava il suo show un vero beniamino del pubblico del
festival; Joe Lovano, ma questa volta “big Joe” è venuto in compagnia di
una leggenda vivente, il mitico Hank Jones. Uno che ha suonato tra gli
altri anche con Parker, con Ella Fitzerald, Dizzy Gillespie e questo
proprio negli anni in cui a New York partiva la rivoluzione bebop. Dall’
alto dei suoi 86 anni portati benissimo, il famoso pianista ha incantato
il pubblico con accompagnamenti lucidi e ritmicamente perfetti,
intervallati da soli incisivi ed eleganti. Anche Lovano non ha deluso i
suoi fans anzi, contenuto per una volta all’ interno di materiale quasi
tutto fatto di standards presentati con un linguaggio tradizionale molto
swingato, ha mostrato una poetica e una sensibilità che in altre
occasioni forse non aveva avuto modo di emergere. Anche George Mraz al
c.basso e Dennis Mackrel alla batteria hanno contribuito non poco al
risultato finale dimostrandosi jazzisti di razza dotati di notevole
fantasia creativa. Insomma un gran bel concerto di chiusura di una
giornata importante. Per oggi, penultimo giorno del festival, si
aspettano Marco Zurzolo a mezzogiorno e poi Marc Ribot alle 18, per
finire alle 21 con James Brown al santa Giuliana e a mezzanotte al
Morlacchi con Kurt Rosenwinkel, in compagnia solo di Brad Mehldau e
Joshua Redman. Come dire un’ altro bagno di grandissima musica.