Ieri pomeriggio alle 18 al Morlacchi Michel Portal saliva sul palco in
compagnia del batterista Daniel Humair e del bassista Bruno Chevillon
per il secondo appuntamento della sua residency a Umbria jazz. I tre
suonano insieme già da molto tempo e tra loro c’ è un’ intesa
straordinaria. Intesa che è funzionale e necessaria a creare un
interplay di alto livello, tutto teso alla creazione di preziosi ricami
sonori basati su temi molto aperti suggeriti dal leader. L’ assenza del
piano non si fa notare e anzi il grado di libertà in più di cui Portal e
gli altri, tutti veri maestri del proprio strumento, possono godere,
rende il loro prodotto più arioso e leggero. Ancora una volta pieno il
succeso del clarinettista e sassofonista francese, che si conferma
degnissimo rappresentante di quei canoni stilistici a volte
affrettatamente chiamati free jazz, ma che in realtà difficilmente si
possono ricondurre sotto una etichetta, e che in fondo sono solo uno dei
tanti modi di esprimersi utilizzando materiale sonoro.
Alle 21 ancora una volta tutti al santa Giuliana dove, preceduta da un
ottimo gruppo spalla, saliva sul palco l’ attesissima Alicia Keys. Che
dire di lei, indubbiamente è una interprete di razza, perfettamente
capace di tenere il palco e di dialogare con il pubblico, capace di
cantare quanto di ballare quanto di suonare il pianoforte. Quello che
non ha convinto è stato forse lo show, un po’ troppo americano
soprattutto nelle scelte coreografiche e un po’ troppo basato sull’
aspetto ritmico piuttosto che sull’ aspetto melodico delle composizioni
della stessa Keys, le cui capacità interpretative sono sono state così
in qualche modo penalizzate. Evidentemente la produzione, che in casi di
grande successo commerciale come questo ha l’ ultima parola su tutto, ha
preferito dare allo show un taglio più dance, sacrificando quella
componente melodica soul che forse ci avrebbe permesso di godere meglio
delle possibilità strettamente musicali e vocali della brava cantante.
Buono comunque il suo successo presso il pubblico accorso numerosissimo,
che, in mancanza d’ altro, ha comunque ballato a lungo sui ritmi che
scendevano dal palco.
Tutt’ altra musica al Morlacchi quando a mezzanotte saliva sul palco il
“maestro” Ahmad Jamal. Vero fuoriclasse del pianismo jazz, amatissimo
dal pubblico del festival, Jamal è giunto a Perugia ancora una volta
alla testa del suo trio storico, con James Cammack al c.basso e Idris
Muhammad alla batteria. Inventore di un linguaggio personale di fatto
inimitabile e inimitato, costruito su musica molto strutturata ma
decisamente collocabile fuori dagli stilemi del jazz tradizionale, e
tutto basato sul gioco dei contrasti, l’ anziano leader ancora una volta
ha guidato con mano sicura e ferma il trio in un viaggio musicale fatto
di momenti di calmo lirismo toccante alternati a momenti di torrenziale
dinamismo, di momenti puramente melodici alternati a momenti puramente
ritmici, di esposizioni frammentate alternati a sprazzi di
improvvisazione, tutti e sempre comunque riconducibili ad un mondo
sonoro con una sua logica, una sua precisa coerenza e soprattutto una
sua eleganza e bellezza che non hanno uguali oggi nel mondo. Lasciando
il teatro a notte fonda un solo pensiero, ed è quello di ringraziare
qauesto grande vecchio per il fatto di averci portato ancora una volta a
passeggio nel giardino fiorito del suo universo poetico.
Oggi intanto il festival entra nel vivo del suo convulso weekend finale:
a mezzogiorno Bebo Ferra con Maria Pia De Vito alle 18 al Morlacchi
Michel Portal con Galliano, alle 21 al santa Giuliana Michael Bublè e
poi Burt Bacharach e infine a mezzantte Joe Lovano con Hank Jones.
Scusate se è poco.