Una delle caratteristiche più interessanti di un festival come Umbria Jazz è quella di ospitare grandi artisti per più appuntamenti. L’ ultimo dei chiamati a questo importante impegno in questa edizione è Michel Portal. Il polistrumentista, illustre rappresentante di quella scuola di jazz francese che ormai dal dopoguerra percorre con sicurezza e orgogliosamente un suo personale cammino, ha debuttato ieri pomeriggio al Morlacchi, in compagnia addirittura di Paolo Fresu, da lui voluto per rinverdire i fasti di una collaborazione che già in passato ha dato bellissimi frutti. Il concerto, tutto giocato sull’ interplay e sullo sviluppo di idee musicali utilizzate quasi da canovaccio, non ha certo deluso le aspettative del numeroso pubblico presente. D’ altronde è noto che i due sono eccellenti musicisti e ottimi improvvisatori, perfettamente in grado di creare grande musica anche in totale libertà espressiva, utlizzando linguaggi aperti, in cui i vincoli caratteristici del jazz tradizionale vengono a cadere. Appena il tempo di una rapida cena e poi alle 21 tutti al Santa Giuliana per il debutto a UJ di Milva con i Tangoseis. Il tango è già stato ospitato a UJ e pensiamo che ancora lo sarà, basti pensare alle splendide esibizioni di Galliano, atteso peraltro anche in questa edizione, e Milva è certamente interprete straordinaria e molto carismatica di questo genere difficilissimo e affascinante. Purtroppo però la bravissima cantante è apparsa ormai indissolubilmente legata ad un tipo di teatralità molto ieratica ed enfatica, che nulla ha a che vedere con il jazz e con il suo spirito. Anche la sede così aperta dell’Arena Santa Giuliana non ha certo aiutato uno spettacolo pensato indubbiamente per sedi squisitamente teatrali. Malgrado queste indubbie difficoltà oggettive Milva, che in quaranta anni di carriera ha affinato una tecnica ed una capacità di tenere ogni palco seconda a nessuno, ha comunque saputo affascinare il pubblico che alla fine della sua esibizione l’ha salutata con una vera e propria ovazione. Pochi minuti di attesa ed ecco salire sul palco Dee Dee Bridgewater, ancora una volta ospite di UJ, di cui ebbe l’onore di contribuire ad inaugurare, ancora ragazzina, la primissima edizione nel ’73. Apparsa in splendida forma fisica dall’alto dei suoi 50 anni portati benissimo, la brava cantante, ormai giunta ad una completa maturità espressiva e in possesso di doti vocali superbe, ha letteralmente affascinato il pubblico con una lunga serie di brani tutti presi dalla tradizione centro e sudamericana, presentati in un linguaggio latin jazz in cui le sue doti interpretative, sempre generose ed esuberanti, hanno avuto modo di emergere pienamente. Molto importante nell’equilibrio di quasi ogni brano lo spazio lasciato alle parti improvvisative. Forse è qui che la Bridgewater ha saputo brillare meglio. L’arte dello scat, l’improvvisazione vocale, è una delle più difficili e sono pochissime le cantanti, anche a livello mondiale che vi si cimentano con tranquillità. La cantante affronta invece ogni momento improvvisativo con una energia, una fantasia ed una capacità tecnica quasi stupefacenti. Ottima la band, tra cui spiccavano vecchie conoscenze del festival: Ira coleman al basso, Ignacio Berroa alla batteria e soprattutto David Sanchez al tenore. Appena il tempo di risalire ed eccoci di nuovo al Morlacchi, dove a mezzanotte iniziava il suo concerto una vera leggenda del sax alto: Jackie McLean. Il linguaggio dell’anziano sassofonista si è molto evoluto ed oggi è lontano da quegli stilemi di jazz tradizionale che lo hanno reso famoso nel mondo. Oggi nel suo lavoro si ascolta molta improvvisazione collettiva e molto poco swing, ma questo non significa che la proposta sia meno affascinante o meno carica di espressività. McLean è un vecchio leone e quando dal suo sassofono escono torrenziali cascate di note, supportate e arricchite da quel suo bellissimo suono al contempo caldo e tagliente, non si può non restare affascinati. Significativo anche l’apporto della band all’interno della quale spicca il figlio di McLean, Renè, polistrumentista e compositore di razza di cui sentiremo ancora parlare. Intanto il festival si avvia alla sua conclusione e mentre ci avviciniamo ad un altro weekend musicalmente di fuoco, per oggi attendiamo ancora Michel Portal, e poi Alicia Keys e per finire (in gloria), il grandissimo Ahmad Jamal a mezzanotte.