UNO STREPITOSO KEITH JARRET INFIAMMA UMBRIA JAZZ

 Stampa l' articolo

L’avventura musicale della domenica del festival è iniziata ieri a mezzogiorno quando sul palco del Morlacchi si sono presentati Gabriele Mirabassi e Guinga. Mentre Mirabassi, che è perugino, è una vecchia conoscenza del festival, Guinga era una novità per il pubblico e si è rivelato da subito una graditissima sorpresa. Il duo, che ha pubblicato recentemente un CD per l’ etichetta perugina Egea, ha presentato un lungo set tutto giocato su arrangiamenti di musiche dello stesso Guinga, da molti considerato uno dei migliori, se non il miglior compositore di musica popolare brasiliana del nostro tempo. Ottimo il suo chitarrismo, preciso e tecnicamente ineccepibile, efficace ed incisivo negli accompagnamenti e molto melodico nelle esposizioni, senza mai perdere quella dolcezza e leggera malinconia che caratterizzano tutta la produzione brasiliana. Bravissimo anche Mirabassi apparso in questo progetto a suo agio come forse mai. Perfettamente centrati anche come impasto sonoro tutti i suoi interventi, evidentemente sostenuti da una ispirazione profonda che gli viene direttamente dalla frequentazione del mondo musicale dello stesso Guinga. Dopo qualche ora di pausa eccoci al Pavone, dove Francesco Cafiso ricamava nuovi preziosi arabeschi sonori con l’aiuto del suo sax e di ispirazione a dir poco divina, e poi di ritorno al Morlacchi, dove alle 18 il trio di Jason Moran, mescolando echi di classicità, di pianismo monkiano, di sprazzi rap, di urli metropolitani si confermava una delle voci più interessanti e moderne della scena del jazz newyorkese di oggi. Ma ormai il pensiero di tutti correva all’appuntamento con il grande Jarrett, atteso alle 21 al Santa Giuliana. Si sa che il pianista è un vero beniamino del pubblico di UJ dove ha già suonato molte altre volte, e ancora una volta non ha deluso i quasi 4000 presenti. Apparso sin dalle prime note in serata di grazia, concentratissimo e perfettamente in sintonia con i fidi Gary Peacock e Jack De Johnette, con i quali suona da ormai più di vent’anni, ha sciorinato una serie di standard famosi, da lui ripresentati in una veste che, pur non proponendo nulla di nuovo sul piano stilistico e formale, erano resi completamente nuovi da una vera valanga di invenzioni improvvisative sempre rinnovate, sostenute da una tensione poetica incredibile che mai, neppure per un attimo, ha mostrato di vacillare. Inutile dire altro, Jarrett è uno dei più grandi musicisti viventi, ultimo erede di una serie di pianisti che hanno sia reinventato il pianismo, fermo su canoni classici romantici dai tempi di Liszt e Chopin, sia riportato a pieno diritto nella nostra musica la difficilissima ma esaltante arte dell’ improvvisazione, che vi era completamente assente da almeno 200 anni. Oltre a questo deve essere menzionato forse solo l’incredibile livello di interpaly del gruppo, che suona veramente come una cosa sola, una macchina da musica di eccezionale delicatezza e morbidezza in cui l’apporto di ognuno è funzionale in maniera essenziale al risultato finale. Giusto e meritato il successo del pubblico che dopo una lunghissima standing ovation ha ottenuto ben due bis, il primo dei quali: Ponciana di Ahmad Jamal è arrivato nel solo di Jarrett a tali vertici di espressività da essere destinato a restare nella memoria di tutti i presenti. Solo il tempo di riprendersi un attimo e di tornare su verso Corso Vannucci insieme ad una grande folla ed eccoci di nuovo al Morlacchi dove a mezzanotte faceva il suo debutto a UJ il trio Bad Plus. Che dire di loro? Forse la cosa più appropriata è che sono la prima vera e articolata risposta americana a quella proposta di giovani trii pianistici europei che si stanno letteralmente inventando un nuovo linguaggio jazzistico attingendo a piene mani anche dalle melodie più attuali. Stiamo parlando di quei gruppi che vedono nell’Esbjorn Svensson Trio come nel nostro Doctor 3 i massimi esponenti. Fatte le debite proporzioni, e considerato il background culturale dei singoli componenti siamo certi di non sbagliare di molto: anche qui stiamo parlando di brani presi dal rock, come dal jazz come dal pop, presi e destrutturati, melodie notissime utilizzate per un gioco di incastri sonori spesso sorprendente e mai banale. Una prima prova convincente che ci fa ben sperare per il futuro sia del gruppo che del genere musicale in sé e per sé. Intanto alla Bottega del Vino in un 'round midnight degno dei migliori club, Harry Allen alla testa di un bel quartetto con Joe Cohn alla chitarra salutava gli ultimi appassionati che al richiamo di Morfeo preferivano ancora e sempre il richiamo dello swing. Bravissimo il sassofonista e indovinata la formula dell’impasto sonoro con la chitarra morbida ed incisiva di Cohn a contrappuntare fedelmente i fraseggi eleganti e veloci del leader. Bella anche la scelta del repertorio, in cui erano molte le ballads presenti, di cui Allen, con il suono leggero e carezzevole del suo tenore, è un indiscusso specialista. E per questa sera grande attesa del pubblico appassionato della vocalità pop soul con Angie Stone e Giorgia al Santa Giuliana, mentre i duri e puri del jazz non potranno mancare all’appuntamento con Charlie Haden che porta al Morlacchi la mitica Liberation Music Orchestra, con ospite di lusso addirittura Carla Bley.

a cura di Giovanni Serrazzanetti


 

Carlo Pagnotta
56K 1 2 3
adsl 1

Jason Moran
56K 1
adsl 1

Stefano Ripacavoli
56K 1
adsl 1

Guinga
56K 1
adsl 1

Renato Sellani
56K 1
adsl 1

Massimo Moriconi
56K 1
adsl 1

Massimo Manzi
56K 1
adsl 1

 
KEITH JARRETT
GARY PEACOCK
JACK DeJOHNETTE

11 luglio
Ore 20:45
(Arena S.Giuliana)
Round Midnight
THE BAD PLUS
11 luglio
Ore 23:30

(Teatro Morlacchi)
THE FUNKY SEVENAlfa Soul Stage BRASS BAND OF NEW ORLENS
12 luglio
Ore 12:30
(Giardini Carducci)
JASON MORAN BANDWAGON TRIO
11 luglio
Ore 18:00
(Teatro Morlacchi)
NIGHT
OI VA VOI
11 luglio
Ore 22:00
(Piazza IV Novembre)
ROCKIN' DOPSIE &Alfa Soul Stage THE ZYDECO TWISTERS
12 luglio
Ore 16:00
(Giardini Carducci)



+ 21°C
Perugia