Tanta e di tale qualità la proposta musicale del sabato di UJ che scriverne è un compito veramente arduo. La lunga serie degli appuntamenti importanti è cominciata a mezzogiorno con la bella e garbata proposta etnojazz del contrabbassista Piero Leveratto che, alla testa di un sestetto in cui primeggiava la tromba di Giampaolo Casati, sosteneva la bella voce di Olivia Sellerio impegnata a intonare canti presi direttamente dalla tradizione mediterranea. Alle 16,30 gli appassionati del jazz più tradizionale avevano il loro momento di gloria quando sul palco del Teatro Pavone iniziava il suo concerto Francesco Cafiso. E’ strano dover parlare di conferma per un artista di soli 15 anni eppure è veramente così, grazie ad un incredibile talento naturale, completato da seri studi supportati appieno dalla famiglia, ormai il giovanisimo altosassofonista siciliano è diventato una certezza nel panorama del jazz si può dire mondiale. Il suo suono al contempo tagliente e soffiato supporta una freschezza di idee e una agilità che non finiscono di stupire, mentre la scelta del suo repertorio, tutta basata su standard del bebop fa gridare al miracolo gli appassionati di questo intramontabile genere ancora oggi fonte di ispirazione imprescindibile di quasi tutto il jazz anche modernissimo. Alle 19 sul palco del Morlacchi tornava a portare la sua carica di energia il mitico Pat Martino che guidava un quintetto d’eccezione con Eric Alexander al tenore e Mark Egan al basso elettrico. Ancora una volta questo vero e proprio maestro di maestri si è confermato unico nel panorama mondiale dei chitarristi. Nesuno come lui sa costruire frasi incisive e taglienti che sembrano addirittura precorrere le note dell’accompagnamento. Nessuno come lui sa evitare di “sedersi” e rilassarsi nel groove del gruppo ma al contrario è sempre lui che guida e conduce con un fluire di idee e una incisività ammirevoli. Bella anche la scelta del repertorio, tutto giocato tra famosi standard jazz e materiale dello stesso Martino che è anche notevole compositore e arrangiatore. Alle 21 al Santa Giuliana iniziava il piatto forte dei concerti di richiamo di questa edizione di UJ. Aprivano gli Original Blues Brothers ed era subito grande festa. Il gruppo è tutto formato da grandissimi professionisti, tra di loro parecchi di quelli che parteciparono alla registrazione della colonna sonora originale del film di John Landis diventato ormai leggenda. Il repertorio è notissimo al pubblico e i successi famosi si susseguono a ritmo serrato, da Sweet Home Chicago si passa a Soul Man, a Knock on Wood cantato da Eddie Floyd, mentre la chitarra ruggente di Steve Cropper primeggia su tappeti armonici e ritmici sempre incisivi. Un grande show che certamente rappresenta il meglio di quello che la scena R&B americana, e quindi automaticamente mondiale, oggi produce. Tutt’altra musica quando, dopo un lungo cambio palco, inizia il suo show il gruppo di George Clinton. Meglio sarebbe dire gruppone perchè sono tanti a salire sul palco, tra cantanti, ballerini, rappers, fiati, ritmica e lui stesso saranno una ventina, ed è subito festa grande al Santa Giuliana trasformato in una enorma pista da ballo piena di gioia. La musica di Clinton è un funk bello, ritmato, potente, ipnotico, fresco e pieno di energia, mai cerebrale e sempre diretto al cuore e al corpo della gente. E la gente ha risposto partecipando come forse mai a UJ ballando, urlando, saltando e soprattutto divertendosi. Clinton aveva dichiarato poco prima del concerto che la sua intenzione era di salire sul palco e di suonare al massimo fino a che lo avessero letteralmente fatto smettere, e questo ha puntualmente fatto, lasciando di sé un ricordo che resterà nella memoria dei presenti. Fortunatamente per gli esclusi l’intero concerto è stato registrato anche in video e speriamo che prestissimo lo si possa rivedere. Ancora un cambio di atmosfera quando a mezzanotte saliva sul palco del Morlacchi il trio di John Scofield con Steve Swallow al basso e Bill Stewart alla batteria. Il chitarrista ha un suo stile inconfondibile ed un suo suono che si completano in una scelta stilistica mai banale e non di facile fruizione, ricca di idee e spunti inventivi, e anche questa volta non deludeva il pubblico presente, numerosissimo malgrado l’ora tarda. Ancora numerosissimo il pubblico anche al Pavone dove Ivan Lins, dopo una assenza di ben 10 anni, tornava a UJ e questa volta con lui addirittura il quartetto di Stefano Di Battita. Bellissimo il concerto, tutto giocato tra l’atmosfera malinconica e soffusa delle melodie dei brani di Lins e l’energia vulcanica del sax alto di Di Battista, che si inseriva con grande maestria negli arrangiamenti, arricchendoli e completandoli con una richezza di idee melodico-ritmiche a volte stupefacenti. Molto bello e degno di nota anche l’apporto dello stesso Lins al piano elettrico, incisivo e sempre ritmicamente interessante. Per oggi si attendono Jason Moran il trio Bad Plus ma soprattutto con ansia e anticipazione il trio del grande Keith Jarrett che torna a UJ dopo il celebre concerto dell’anno scorso.