Ieri sera l’arena Santa Giuliana, che dall’anno scorso è stata destinata dal festival ad ospitare gli eventi di più forte richiamo di pubblico, si presentava alle 21 stracolma di una folla festante che aspettava due veri beniamini degli appassionati di blues. Alle 21, accolto da un grande applauso e presentato da Renzo Arbore che lo ama moltissimo, iniziava il concerto Dr. John. Ultimo autentico erede della più vera tradizione della musica popolare di New Orleans, e personaggio carismatico aperto alle più disparate influenze musicali, il “Dottore” conduceva il pubblico in una lunga e articolata serie di brani, parte recenti e parte più vecchi, tutti caratterizzati dal suo tocco inconfondibile. Nella sua musica si possono cogliere echi della tradizione francofona bianca della Louisiana, ma anche tanto genuino blues nero, accenni dei ritmi ipnotici del voodoo (sul suo piano troneggia sempre un teschio) assieme a passaggi di moderno rock & roll, il tutto tenuto assieme dalla sua genuina musicalità, dal suo gusto e dalle sue notevolissime doti interpretative. Giusto e meritato il successo, anche perché il suo bis è tato il brano “Such a night”, notissimo al pubblico italiano perché lo stesso Arbore lo ha reso famoso con il titolo “Smorz’ e light”. Pochi minuti di attesa e poi il pubblico ormai tutto in piedi salutava con una vera ovazione il mitico re del blues: B.B. King. Alla testa di un grande gruppo con fiati, ritmica e ben due chitarre, il mitico B.B. mostrava sin dalle prime battute di meritare appieno il titolo che porta ormai da tanti anni. L’ età avanzata con tutti i suoi inevitabili acciacchi è sembrata sparire non appena ha abbracciato la sua fida sei corde e ha iniziato a intonare i grandi successi che tutto il pubblico conosce. Pura, forte, ruvida energia è quella che usciva dal palco a ipnotizzare la folla e a trasportarla in un viaggio musicale senza compromessi. E’ stato grande blues quello che abbiamo ascoltato, “senza se e senza ma”. La parte generosa, orgogliosa e più nobile dell’ anima del popolo afroamericano che si è mostrata per un attimo in tutta la sua grandezza. Ancora una volta B.B. King ha stupito, ammaliato e conquistato il cuore di quelli che sono accorsi al suo richiamo. Alla fine il pubblico festante ha decretato un successo pieno e totale ad un uomo che per molti aspetti è un esmpio di vita per tutti noi.
A mezzanotte passata al Morlacchi, stracolmo di pubblico malgrado l’ora tarda a ulteriore testimonianza della vitalità e popolarità di cui gode oggi il jazz italiano, saliva sul palco Stefano Bollani, impegnato in un piano solo che ha mostrato ancora una volta di quali vertici di creatività sia capace questo musicista amatissimo dal pubblico. Utilizzando melodie prese dal Barbiere di Siviglia, come dai Beatles, dai Weather Report come da Celentano, Bollani costruiva piccoli e deliziosi paesaggi sonori, a volte soffusi e malinconici a volte sprizzanti di energia solare e luminosa, sempre pieni di autentica genuina poesia, dimostrandosi ancora una volta il migliore dei pianisti italiani della sua generazione. Il concerto (e la prima lunga giornata musicale di UJ) terminava poi in gloria con il magico quintetto di Enrico Rava. Formato tutto da veri fuoriclasse, con Bonaccorso al c.basso, Gatto alla batteria, Petrella al trombone e la straordinaria new entry Andrea Pozza al piano, il gruppo ha presentato quasi solo musica composta da Rava, completata da qualche standard. Sarà per la bravura dei singoli componenti, sarà per la insolita sonorità dell’impasto di tromba e trombone come solisti principali, sarà per la freschezza del materiale compositivo, sarà per la grandissima libertà che viene lasciata dal leader, sarà per tutto questo assieme, certo è che il gruppo ha suonato divinamente. In particolare ieri sera oltre a Rava la cui classe ogni volta emerge inconfondibile, sia Bonaccorso, ormai confermatosi musicista di classe mondiale, che Petrella, essenziale anche nel ruolo di comprimario, hanno seminato perle di bellezza che difficilmente saranno dimenticate. Stanco ma felice il pubblico che ha lasciato a tarda notte il Morlacchi, avviandosi ad un breve riposo, perché qui a Perugia durante il festival si può veramente dire che la musica non cessa mai. E per oggi ci si attende un nuovo bagno di folla per i Blues Brothers, George Clinton Parliament e Funkadelic, per non parlare di Pat Martino, John Scofield, Steve Swallow, come a dire che oggi Perugia è la capitale mondiale della grande musica.