TUTTI I SALMI FINISCONO IN GLORIA

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La scorpacciata finale di musica qui a Perugia è iniziata ieri al Morlacchi alle 18 con un omaggio di UJ a Uri Caine che si è esibito prima in duo con Paolo Fresu e poi in trio con Drew Gress al basso e Ben Perowsky alla batteria. Collaudato da un intero anno di concerti, durante i quali si è formata un’intesa invidiabile, il duo Caine-Fresu, che ha aperto il concerto, si è lanciato in una bella serie di brani, tra i quali qualche standard, qualche original a addirittura musica di Monteverdi. Bravissimi e tecnicamante ineccepibili i due hanno dato vita ad un lungo scambio di idee musicali con il chiaro intento di creare innanzitutto bella musica. Splendido Caine, acoltato per una volta in una veste di pianista più tradizionale, capace di saltare con disinvoltura da energiche atmosfere quasi honky tonk a momenti di abbagliante modernità. Anche il ser del suo trio ha saputo dare alla platea momenti di emozione, esprimendosi con un linguaggio molto moderno, sulla falsariga dei migliori trii pianistici di oggi, e presentando quasi solo materiale proveniente dalla fertile penna del leader. Alle 21 al Santa Giuliana, pieno fino all’inverosimile a testimonianza del momento di vitalità che attraversa oggi il jazz, iniziava il suo concerto Hiromi. La giovane pianista, giapponese di nascita ma cresciuta musicalmente a Boston, impegnata a UJ per la seconda volta dopo un fortunato e promettente debutto a Orvieto 2003, ha confermato in pieno le aspettative degli appassionati. Dotata di una tecnica superba, di talento musicale da vendere e di una energia inesauribile che rende ogni sua esibizione un vero e proprio evento, Hiromi ha certamente tutte le carte in regola per diventare una delle più importanti voci del piano jazz del prossimo futuro. Fiato sospeso per tutti quando, dopo pochi minuti di attesa, sono saliti sul palco Hancock, Shorter, Holland e Blade, come dire un pezzetto non piccolo della storia del jazz. Apparsi sin dal primo momento in grande serata, molto uniti e concentrati, i quattro hanno dato un concerto da molti definito divino, tutto giocato sull’incastro e l’equilibrio perfetto delle rispettive parti, tese a costruire con ogni brano perle di assoluta bellezza. D’altronde con personaggi di questo calibro si sapeva che la possibilità esisteva, ma arrivare ad immaginare un livello simile era impossibile a noi comuni mortali. Al loro confronto, al confronto dello spessore della loro arte, della loro assoluta padronanza del mezzo espressivo musicale, tutto il resto sinora ascoltato qui, che pure è ad un livello a dir poco eccellente, diventava piccolo piccolo, e ci si rendeva conto di stare ascoltando qualcosa che trascendeva le definizioni, di realmente profondo e significativo. Per certi aspetti questo concerto ha dato un senso a questo festival, come se tutto il resto fosse in realtà servito a preparararci a questo. A mezzanotte al Morlacchi il festival chiudeva con un doppio omaggio alla etichetta discografica Blue Note che ha recentemente preso sotto contratto due artisti italiani. Il primo ad esibirsi è stato Nicola Conte, alla testa di un bel gruppo con alcuni dei migliori jazzmen italiani della generazione dei trentenni tra i quali Scannapieco, Bosso, Lussu, Tucci e Ciancaglini. Molto interessante e nuova la sua proposta, che rappresentava il meglio in Italia di quel nuovo e fortunato genere lounge jazz, figlio naturale di quell’acid jazz che a sua volta, nato oltre 15 anni fa in Inghilterra con grandissima vitalità, si è poi perso nel mare magnum della commercializzazione. Peccato solo che almeno sinora l'attenzione dei compositori di questo genere si sia rivolto forse più verso il "suono" del loro lavoro piuttosto che verso le tensioni armoniche e melodiche. Il che rende questo genere certamente molto accattivante e ascoltabile, ma a ben vedere un po' ripetitivo e piatto. Tutt’altro jazz con il quintetto italiano di Paolo Fresu che saliva sul palco quasi alle 2 a concludere degnamente questa grande kermesse musicale. Il concerto presentava quasi tutta musica originale, molta della quale composta da Cipelli, chiamato a dare il suo contributo al primo disco Blue Note del gruppo. E proprio Cipelli è stato forse la più gradita sorpresa, ricca di idee e dolcissima la sua musica e splendidi nella loro composta e poetica asciuttezza i soli, a tratti riminiscenti della lezione monkiana. Molto bello anche il gioco tra la tromba del leader e il sax di Tracanna, continuamente alla ricerca del dialogo e dell’ incastro sonoro, mentre la ritmica di Zanchi e Fioravanti fungeva da collante ritmico e propulsivo per una proposta matura e convincente, che ci fa ben sperare per il futuro della via italiana al jazz.

a cura di Giovanni Serrazzanetti

Nicola Conte
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Hiromi
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Uri Caine
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HIROMI
18 luglio
Ore: 20:45
(Arena Santa Giuliana)
THE BLUE NOTE NIGHT
NICOLA CONTE
PAOLO FRESU QUINTET

'Round Midnight
(Teatro Morlacchi)
HANCOCK, SHORTER, HOLLAND, BLADE
18 luglio
Ore 22:45
(Arena Santa Giuliana)
PAOLO FRESU
- URI CAINE DUO
- URI CAINE TRIO

18 luglio
Ore: 18:00
(Teatro Morlacchi)



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