Il Rosenberg Trio dopo il successo ottenuto nell’ultima edizione invernale ad Orvieto, torna con un ospite d’eccezione: Bireli Lagrene, con il quale hanno inciso il recente “Djangologists”, I tre cugini, grazie all’affiatamento indiscutibile e alle comuni origini zingare, rendono la loro interpretazione della musica di Reinhardt sincera e al tempo stesso originale ed unica, dando vita ad un “Gipsy Jazz” particolarissimo e senza uguali nel panorama musicale. Nonnie, Nous'che e Stochelo danno vita ad un suono ricco di magia trasmesso di generazione in generazione, e che impressionò nei primi anni ’80 il grande violinista Stéphane Grappelli, fondatore con Reinhardt del "Quintette du Hot Club de France" che li volle con lui in tournee, e li lanciò nel panorama musicale internazionale.
La chitarra Gipsy ai suoi più alti livelli da parte dei più grandi eredi dello spirito di Django. Dopo un secolo il mito di Django resta intatto e la sua musica è fonte di ispirazione per altri chitarristi.
Bireli Lagrene è un fenomeno della chitarra. Scoperto all’inizio degli anni Ottanta, questo ragazzo prodigio ha saputo doppiare abilmente il capo della maturità musicale, affermandosi di giorno in giorno come un musicista impareggiabile nel mondo della chitarra come in quello del jazz, dove è ormai un personaggio di riferimento.
La sua storia comincia in Alsazia dove nel 1966 nasce da una famiglia di musicisti.
Iniziato alla chitarra prestissimo da suo padre ed in seguito istruito dal fratello, Bireli sorprende per il suo talento precoce. Tanti musicisti rimangono stregati dal suo fascino, tra questi Matelot Ferrè, compagno di Django Reinhard.
Django in quegli anni è il grande affare di Bireli, che segue il maestro nota per nota.
Quando si tratta di Bireli infatti, il virtuosismo non è nulla senza la freschezza dell’ispirazione, è questa la lezione imparata da Django che rieccheggia nei suoi primi album. Il primo, pubblicato nel 1980 “Route to Django”, presto seguito da “Bireli Swing 81” e “Bireli Lagrene 15”; triologia in forma di manifesto libero secondo l’etimologia stessa di “gipsy” : uomo libero. E così anche il jazz per Bireli si confonde in questa libertà originale, una libertà che non ha limiti “Django mi ha aiutato ad andare a vedere quello che accade altrove” spiega Bireli.
Se prima di tutto Bireli è figlio di Django, e se in ogni caso è stato segnato dall’influenza di Wes Montgomery e George Benson, è a Jaco Pastorius e i Weather Report che deve gran parte della propria emancipazione musicale. A partire dal 1986 quando già aveva collaborato con partners del calibro di Stephane Grappelli e Larry Coryell si butta a capofitto nell’avventura fusion, moltiplicando le esperienze e gli incontri. Esita anche sullo strumento da adottare (sotto l’influenza di Pastorius si era avvicinato al basso), ma è infine la chitarra a catturarlo per un lungo periodo di ricerca nel quale costruisce uno stile abbagliante, dimostrando incredibili capacità di adattamento ed con un talento nell’improvvisazione che lo porta tra i più grandi chitarristi al mondo. Lo troviamo quindi al fianco di John McLaughlin, Paco de Lucia, Al Di Meola, Jack Bruce e Ginger Baker, per la reunion dei Cream con Stanley Clark, Miroslav Vitious, Lenny Whita, Mike Stern, senza contare due album registrati live con lo stesso Pastorius.
Negli anni Novanta, il disco “Acoustic Moments” rappresenta sia la perfetta sintesi di questo percorso sia una pausa prima della consacrazione ai classici che Bireli otterrà in “Standards” e con il “Live in Marciac” del 1994, osannati dalla critica. L’ingresso di questo chitarrista nell’etichetta Dreyfus Jazz corrisponde al suo riconoscimento sulla scena nazionale e internazionale. Django d’oro nel 1993, Victoir e de la Musique nel 2001 per Front Page e ancora nel 2002 per “Gipsy Project”.
A 35 anni, avendo indagato tutti i fronti della chitarra moderna, avendo collaborato con alcuni dei migliori jazz man francesi (Didier Lockwood, Richard Galliano, Sylvain Luc), Bireli Lagrene all' apice della propria carriera decide di ritornare alla musica da cui tutto è iniziato. Ed è così con la sua audacia, tra virtuosismi e profondità, che Bireli Lagrene si ritrova oggi a riuscire a suonare la musica di Django pur rimanendo se stesso.
Teatro Morlacchi, domenica 18 luglio 2010, ore 17.







